
Roero Arneis
Denominazione di origine controllata e garantita
Perché lo facciamo
Se la nostra terra è tutt'altro che facile, il vitigno Arneis sembra fatto apposta per stare qui. Robusto, non teme il terreno povero e le pendenze impietose. Infatti sta qui da secoli, e ha fatto la ricchezza del Roero. Metterlo in bottiglia è dare futuro a un racconto che si perde nelle generazioni.
Dove si fa
Vigna Camestrì è Roero ed è casa. Dove c'è il nostro ciabòt e possiamo passare insieme qualche momento di riposo in mezzo alla vigna. È dove la nostra famiglia ne incontra altre, come quella dei caprioli che di tanto in tanto si fanno un giro tra i filari; dove i nostri vecchi hanno piantato l'Arneis, scegliendo la parte più bassa del bricco: così l'uva non riceve troppo sole e il vino mantiene una piacevole freschezza.
Come si fa
Nelle centinaia d'anni in cui il vitigno ha fatto parte del paesaggio del Roero, l'arneis è stato tante cose: vino da tavola, da messa, vino dolce, persino vermouth. Dai tempi del “patrunet” le uve arneis diventano un bianco secco, che però non ha perso un carattere originale e che si porta dietro i profumi delle colline su cui matura.
Come si beve
L'arneis è come un buon amico, di quelli magari un po' vivaci ed estroversi. Si fa notare, ma la sua compagnia è sempre piacevole. Un vero arneis, diciamo in piemontese. Un tipo così si trova a suo agio tra i mille antipasti tipici delle tavole in festa del Piemonte; il profumo ricco, di crosta di pane e nocciole, è perfetto insieme agli stuzzichini per l'aperitivo. La leggera acidità, la freschezza che lascia in bocca e piacevole retrogusto di mandorla sanno rallegrare i secondi delicati, quelli di pesce o carne bianca.

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